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E poi arriva il momento in cui sono i figli a diventare a loro volta genitori e anche chi diventa nonna o nonno si trova a vivere nuove emozioni, una trepidante attesa che ha tutto un nuovo sapore. Nascono nuove aspettative sia nei nonni che nei neogenitori.

Il grande tema che pervade questa relazione dalla dimensione tutta nuova è l'aiuto, il supporto. I nonni come vogliono e possono aiutare? E i figli, ora genitori come vogliono essere aiutati?

È in questa fase che da entrambe le parti sarebbe positivo che ci fosse la disponibilità ad un dialogo onesto ed empatico. La maggior parte dei nonni vuole essere di aiuto ed essere presente quando arriva un nipotino, magari proprio perché ricordano quanto può essere impegnativo occuparsi di un neonato. Allo stesso tempo è giusto chiedersi se ciò che rappresenta un aiuto per i nonni è un aiuto anche per i neogenitori (per fare un esempio estremo ma non troppo, la nonna potrebbe offrirsi di andare tutti i giorni dalla neomamma per cucinare e riordinare. Qualche mamma potrebbe esultare a tale proposta, mentre qualcun'altra, più riservata e bisognosa di quiete, potrebbe vivere questa situazione con grande disagio). Ecco perché sottolineo l'importanza del dialogo, dell'empatia, e perché no, anche dell'opportunità di fare un passo indietro.

Fare un passo indietro permette a tutti, di osservare il punto di vista dell'altro, comprenderlo magari, senza giudicarlo, partendo, ci si augura, dal presupposto che ognuno, all'interno della relazione si comporti secondo le migliori intenzioni.

Fare un passo indietro diventa, poi, fondamentale, quando in particolare tra nonne e figlie/nuore, ci si trova a dover fare i conti con il cambiare dei tempi. Praticamente tutto quello che veniva consigliato alle nostre mamme, oggi nonne, nel momento in cui è toccato a loro diventare madri, è cambiato. Anzi, è stato, molte volte rivoluzionato. Le mamme degli anni ottanta e novanta hanno allattato pochissimo e ogni tre ore, con l'indicazione della doppia pesata come determinante. Con uno svezzamento precoce, con tabelle di marcia rigidissime e con l'idea che dormire con il bambino fosse pericoloso o nella migliore delle ipotesi sbagliato, perché pregiudizievole dell'autonomia e indipendenza del bambino. E questo solo per quello che riguarda il post parto e la prima infanzia. In realtà anche per gravidanza e parto, se si paragonano le linee guida di 30 anni fa, con quelle di oggi, sembra di guardare mondi diversi.

Oggi le linee guida parlano di allattamento a richiesta, dei benefici derivanti dall'alto contatto, di alimentazione complementare a richiesta, o comunque di diversi approcci allo svezzamento, maggiormente inclusivi e rispettosi dei tempi del bambino e della famiglia.

Cosa prova una nonna che vuole dare il suo contributo, magari anche grazie alla sua esperienza di maternità, nel rendersi conto che tutto quello che sapeva, su cui ha basato, magari anche con sacrificio la sua educazione, adesso è sbagliato? Che aspetto assume, nella sua memoria, nel suo cuore, la sua storia di madre, ora che sa, che avrebbe potuto fare tutto diversamente?

Può essere di aiuto? Il suo aiuto è desiderato? È necessario?

Ribadisco, la chiave sta sempre nel dialogo, nell'ascolto reciproco, nel saper accettare le risorse nonché i limiti di chi fa parte di questa squadra.

I nonni hanno la grande opportunità di poter scoprire il loro nuovo ruolo con presupposti completamente rinnovati! A loro erano state dette cose completamente diverse? Molto probabile. Quindi hanno sbagliato tutto? Oppure sono i loro figli che stanno sbagliando tutto? Non è questo il punto! Non si tratta di trovare chi ha sbagliato! Si tratta di entrare in relazione, una relazione nuova, con quei figli che ora stanno imparando a essere genitori. Si tratta di scoprire chi è vostro nipote. E questo non potrà dirvelo nessuna linea guida.

Si tratta di fare un passo indietro e godersi l'opportunità di non dover dimostrare di essere capaci, di ricordare bene la lezione, ma solo di essere presenti.

Si tratta, per i nonni, di esserci e chiedere: “ come possiamo aiutarvi?” e accogliere la risposta che ne deriverà.

e per i genitori si tratta di accogliere i propri genitori con il loro bagaglio, con la consapevolezza che probabilmente avranno idee diverse su vari aspetti che riguardano il prendersi cura di un bambino, ma che questo non deve essere per forza un ostacolo, ma anche un questo caso un'opportunità per chiedere: “ vi va di aiutarci, anche se vorremmo che certe cose fossero fatte in modo diverso da come le facevate voi?” e con questo non intendo ovviamente dire, che allora non ascoltiamo più l'esperienza dei nonni, partendo dal presupposto che tanto sia sbagliata. Né vuol dire che allora i nonni li teniamo per il servizio taxi e lavanderia e stop.

Anche qui: dialogo, ascolto, empatia.

Non è una questione di giudizio, ma di riconoscere ad ognuno il proprio ruolo. Oggi sono i figli ad essere genitori e ad essere responsabili per i propri figli. È giusto che sia così.

È l'opportunità di vivere appieno un'esperienza di vita completamente nuova sia per una parte che per l'altra.