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Comunicare in famiglia: una chiave per il benessere di tutti


Solitamente per scrivere i miei articoli approfitto della mattina, quando le bimbe sono a scuola, per seguire i pensieri nella pace del mio studio. Questa volta mi ritrovo a scrivere durante l'isolamento per il contenimento del Covid19, in una situazione decisamente atipica sotto tanti punti di vista. Per chi, come me ha i bimbi in età scolare, trovare il tempo per isolarsi e godere ognuno del proprio silenzio e dei propri spazi, trovare il modo di rispondere ai bisogni di tutti i membri della famiglia che si condividono gli spazi di casa per molto più tempo del normale, può essere complicato e a tratti frustrante. Questo mi ha portato a riflettere ulteriormente su un tema a me molto caro, ovvero quello della comunicazione all'interno del nucleo familiare, come fondamentale risorsa per far sì che tutta la famiglia, dai bimbi più piccoli, agli adulti, passando per gli adolescenti, possa realizzare delle strategie per soddisfare i bisogni di tutti in modo empatico, calmo, positivo.


Questa riflessione, in questo momento, la vedo come un'opportunità, per gettare dei semi di comunicazione efficace, che possano germogliare e fiorire e fruttare ancora di più quando questo isolamento sarà finito.


Cominciamo da due idee proprio alla base di tutto: l'essere umano è per natura un animale sociale e non può fare a meno di comunicare. Quindi siamo per natura portati a vivere in contesti sociali, di cui la famiglia è un esempio fondamentale e sempre per la nostra natura di esseri evoluti a livello cognitivo siamo portati a comunicare, anche quando pensiamo di non farlo. Quindi, visto che parliamo di due condizioni che fanno parte proprio della nostra natura biologica di esseri umani, perché non dedicarci un po'; di cura e vedere quanto di buono possiamo trarne? E non c'è un momento migliore di altri per cominciare! Non importa quanti anni abbiamo! Il momento giusto è sempre, è adesso!
Un bambino, per quanto piccolo, anche se neonato, apprende soprattutto per imitazione. Quindi, se noi genitori saremo i primi a dare il buon esempio con una comunicazione calma ed empatica, il nostro bambino avrà già delle solide basi a cui fare riferimento.
E quando i bimbi iniziano a crescere? Non è un mistero che nella vita quotidiana con i nostri figli possono esserci momenti in cui rimanere calmi è una vera sfida. Il punto non è essere calmi ad ogni costo e non alzare mai la voce. Piuttosto si tratta di legittimare ogni emozione, di concederci di mostrarci autentici, perché così faremo comprendere ai nostri figli che non ci sono emozioni sbagliate, ma solo quelle vere, e si può parlare di tutte. Oppure un altro spunto di riflessione è senz'altro quello di comunicare in termini di sentimenti e bisogni, piuttosto che di giudizi, come ci insegna la Comunicazione Non Violenta. Questo approccio ci permetterà anche con bimbi in età prescolare di concentrarci su cosa di preciso suscita in noi un dato sentimento, su quale bisogno non è soddisfatto in noi se siamo, tristi, arrabbiati, preoccupati, frustrati, e una volt che questo è chiaro, lo potremo condividere con i nostri figli o con il nostro partner e saremo in grado di formulare una richiesta chiara, realizzabile, concreta. In particolare nel caso di bimbi piccoli, esprimersi per giudizi, non solo dà un esempio di comunicazione aggressiva, ma non dà nemmeno al bambino una indicazione su come autocorreggersi! Ad esempio dirgli “Basta essere così capriccioso! Fai il bravo!” in una situazione in cui Noi ci siamo arrabbiati, perché è ora di uscire di casa per andare a scuola e per noi a lavoro e nostro figlio si rifiuta di farsi vestire e piange disperato, una affermazione del genere non dà al bambino alcuna informazione per capire cosa sta facendo di sbagliato. Potremmo invece comunicare i fatti che ci fanno perdere le staffe (Quando mi dici che non vuoi vestirti e piangi quando ci prepariamo per andare a scuola), i sentimenti che emergono (mi sento
preoccupata, frustrata, nervosa…), e i bisogni che non sono soddisfatti (perché ho bisogno di tranquillità, collaborazione, calma, sicurezza…). Se noi abbiamo chiari questi passaggi, possiamo fare al nostro bambino una richiesta chiara su come risolvere questa situazione insieme. In questo modo, i bimbi, anche se di pochi anni, sono coinvolti direttamente nelle decisioni familiari e noi stessi, possiamo capire da loro cosa li mette in difficoltà, perché sicuramente un bambino che al momento di vestirsi reagisce in questo modo avrà qualche ragione!


Questo modo di comunicare funziona con tutti in famiglia, può essere complicato all'inizio, perché da generazioni, da secoli, siamo abituati ad una comunicazione aggressiva, dove vige la legge del più forte o del più autoritario invece che del più autorevole, ma i risultati sul lungo termine sono straordinari e tutta la famiglia può trarne beneficio.

Lo stesso vale all'interno della coppia. Sia chiaro, non è che non si litiga più, ma anche un litigio diventa volto alla comunicazione efficace, alla risoluzione del conflitto e all'individuazione di una strategia comune, piuttosto che al giudizio e al rivangare vecchi rancori. In questo modo i sentimenti di tutti trovano ascolto e lo stesso vale per i bisogni che possono essere accolti grazie ad una strategia comune.
Anche con gli adolescenti questo modo di comunicare può dare risultati sorprendenti.
Ricordiamoci che l'adolescenza è un momento unico nella vita di un essere umano, in cui proprio a livello biologico siamo  articolarmente predisposti a concentrarci sulle interazioni sociali e sulla creazione di relazioni. Ovvero: per l'adolescente ciò che conta sono i rapporti umani, e il resto (tenere in ordine, magari fare i compiti o altre cose) passa in secondo piano. Non avviene per negligenza o menefreghismo o spirito di ribellione. È proprio che come esseri umani funzioniamo così. Sapere questa cosa è importante, come sapere che i bambini non fanno capricci, perché cambia la nostra predisposizione al dialogo nei loro confronti. Inoltre, mantenere la comunicazione su un piano di espressione di sentimenti e bisogni, dà ai nostri figli adolescenti degli strumenti e delle risorse proprio
per comprendere al meglio il momento che stanno vivendo, e per far capire loro che noi, come genitori, siamo presenti per loro, che possiamo accogliere i loro stessi sentimenti e bisogni.
Viviamo un momento in cui abbiamo tanto tempo per scoprirci come famiglie. In cui possiamo meravigliarci delle risorse che come famiglia facciamo emergere. Imparare a comunicare in modo empatico, invece che aggressivo può supportarci nel vivere al meglio
questo momento e darci delle solide fondamenta di fiducia per tutto il nostro futuro familiare e sociale.