"Il mio amico Bagarone, il mio compagno di scuola, la mia Rimini.
Stanotte ho sognato il porto di Rimini che si apriva sopra un mare gonfio, verde, minaccioso come una prateria mobile sulla quale correvano nuvoloni carichi, verso terra.
Io, a Rimini, non torno volentieri. Debbo dirlo. È una sorta di blocco. La mia famiglia vi abita ancora, mia madre, mia sorella: ho paura di certi sentimenti? Soprattutto mi pare, il ritorno, un compiaciuto, masochistico rimasticamento della memoria: un'operazione teatrale, letteraria. Certo, essa può avere il suo fascino. Un fascino sonnolento, torbido. Ma ecco: non riesco a considerare Rimini come un fatto oggettivo.
È piuttosto, e soltanto, una dimensione della memoria. Infatti, quando mi trovo a Rimini, vengo sempre aggredito da fantasmi già archiviati, sistemati.
Forse questi innocenti fantasmi mi porrebbero, se vi restassi, un'imbarazzante muta domanda, alla quale non potrei rispondere con capriole, bugie; mentre bisognerebbe tirar fuori dal proprio paese l'elemento originario, ma senza inganni. Rimini: cos'è. È una dimensione della memoria (una memoria, tra l'altro, inventata adulterata, manomessa) su cui ho speculato tanto che è nato in me una sorta di imbarazzo..."
Fondazione Federico Fellini
Via Nigra, 26 - 47923 Rimini
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orario:
martedì-venerdì 17-20
sabato-domenica 10-12/16-19